venerdì 10 giugno 2011

Amici.

... Una volta sotto il portone dell’amico, smontò dal mezzo controllando ossessivamente i dintorni. Il tizio aveva un accento strano: veniva da fuori, parecchio fuori. Premette sul tasto del citofono, cercando di scacciare l’immagine di Henderson ma sentendo addosso le sue iridi, grigie come l’oceano sovrastato dalle nuvole. Dopo un pugno di secondi Clarissa gli rispose e lo avvisò che Miguel stava scendendo. Lui la salutò con trasporto disattento. L’amico giunse vestito in tuta, soppesando nella destra le chiavi della Bmw. L’automobile, parcheggiata in prossimità del passo carraio, era talmente pulita da sembrare lavata con la lingua e lucidata con olio di gomito.
«Sicuro che sai guidarla?» lo apostrofò Gazzetta.
«Ho sempre sognato di poterlo fare.»
«Stai da cani con i baffi, Leonarduccio. Non sapevo che al posto delle lenti utilizzassi due fondi di bottiglia e quella cravatta! Ti scongiuro!»
Provò l’impulso di stringergli le mani al collo, non per i commenti estetici ma per il nomignolo che lo faceva inviperire. Quindi allargò il sorriso quanto poté.
«Lo sai che mi sto facendo violenza, vero?» proseguì l’altro, ignaro della tensione pronta a erompere. Leo annuì fingendosi mortificato.
«Sai anche che lo sto facendo solo perché me lo hai chiesto tu? Che a chiunque altro avrei risposto picche?»
«Te ne sono infinitamente grato, Miguel.»
«Stamani ho fotografato la carrozzeria della piccola: mi aspetto che torni all’ovile tale e quale a quando l’ha lasciato!»
«Dallo per certo.»
Gazzetta gli consegnò le chiavi con aria solenne, quasi simboleggiassero la loro amicizia.
 
Tratto dal romanzo "Antipodi", di Andrea Barillà, edito da CIESSE Edizioni.

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