mercoledì 1 giugno 2011

Dal Venerabile.

... «Signor Hassan?»
Il separé si aprì come sospinto dal vento e il Venerabile apparve in tutta l’adiposa concretezza. Ai fianchi altre due seguaci, anch’esse vestite di veli, in netta antitesi con il tutone indossato da Hassan. L’uomo dedicò una breve occhiata alle sostenitrici della causa, le quali scattarono dileguandosi in direzione della collega che aveva accolto Sebastiano.
«Carissimo: è sempre un piacere vederla» gli diede il benvenuto il padrone di casa.
«La ringrazio di cuore anche se, come immaginerà, oggi sono qui per dare avvio alla fase finale della collaborazione.»
Le sopracciglia folte del Venerabile si aggrottarono fino quasi a coprirne gli occhi nocciola. L’uomo si passò una mano sul cranio calvo, poi il volto fu di nuovo invaso da un sorriso che impegnava ogni muscolo facciale. Lui non poté che rispondergli a tono.
So come riesci a conquistarle. Mi auguro solo che non ci siano minorenni, in questo posto.
«Si metta comodo» disse Hassan indicando una serie di cuscinoni gettati per terra apparentemente a caso. Lui ne scelse uno laterale. L’altro rimase in piedi e si mise a fissarlo con gli occhi ammaliatori, le mani in grembo, le dita intrecciate. Sebastiano sostenne lo sguardo per qualche istante, quindi lo fece vagare alle spalle del Venerabile. 

Tratto dal romanzo "Sette giorni", di Andrea Barillà, edito da CIESSE Edizioni.

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