giovedì 2 giugno 2011

Il mercante.

... Il sorriso di Moreno si allargò in maniera innaturale, come se il dentista di fiducia avesse dimenticato di rimuovere il divaricatore dalla spelonca che gli si apriva sotto il naso. «Sono certo che non sarà necessario, signor Ortega. Mi permetta d’invitarla nell’ufficio.»
Con un elegante movimento del braccio gli indicò il piccolo passaggio situato nella parete opposta all’ingresso. Quindi lo precedette oscurando la visuale. Leo ne approfittò per azionare il registratore, che aveva un’ora di autonomia. Superato il corridoio svoltarono a destra ed entrarono nel lussuoso ufficio padronale. Vicino all’ampia finestra troneggiava una scrivania d’epoca, le cui dimensioni erano commisurate alla stazza del discendente di Golia. Decine di quadri addobbavano le pareti: non esisteva un solo spicchio di rinzaffo che non fosse celato da una tela. Leo si lasciò cadere sulla poltrona di pelle. Lo stesso fece Moreno, mettendo a dura prova la robustezza della seduta. Il mercante incrociò le mani e avvicinò alle labbra gli indici uniti. «Direi di entrare nel merito della visita. Sono curioso di sapere se sarò in grado di accontentare una persona dalle idee così chiare.»
 
 
Tratto dal romanzo "Antipodi", di Andrea Barillà, edito da CIESSE Edizioni.

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